1 gennaio 2018 at 16:44  •  Posted in Canto dei popoli, Impegno Civile, In Evidenza, Musica by  •  0 Comments

Scigghiate – Canto di una terra ribelle

Duo composto da Luciana Manca: voce e chitarra e Irene Guarrera: voce, chitarra, flauto.

 

Canto di una terra ribelle è una narrazione cantata sulle rivolte dimenticate del Salento, dalle occupazioni contadine degli anni ’50 al caporalato contemporaneo. Lo spettacolo è frutto di uno studio storico ed etnomusicologico sul Salento, che mette in luce le forme di sfruttamento e le forme di lotta passate e contemporanee, attraverso il racconto degli avvenimenti, i canti registrati sul campo, brani originali o riarrangiati e canti della tradizione raccolti da Giovanna Marini.

Il Salento è conosciuto soprattutto per De Martino, la pizzica, il tarantismo, ma la storia delle classi subalterne nel sud della Puglia è ricca anche di lotte di cui si tace, da decenni.

Luciana Manca ha registrato sul campo i canti qui proposti, negli ultimi cinque anni a Nardò (LE) e Mesagne (BR) dalle voci delle sorelle Gaballo, Carmelo Massaro e Dalmazia Primiceri.

Sono canti della raccolta dell’uva e delle olive, presumibilmente analoghi a quelli che si potevano ascoltare all’epoca dell’occupazione dell’Arneo (1951)

Libro e cd: http://www.kurumuny.it/index.php?option=com_oa&view=catalogo&id=410&lang=i

L’occupazione dell’Arneo-testimonianza: https://www.youtube.com/watch?v=1zqfzzqbFK4

L’Arneide – lo stato fa la guerra ai contadini: https://www.youtube.com/watch?v=FpyPRe1px00&t=267s

e della rivolta di San Donaci (BR) del ’57, in cui furono uccise tre persone dalla polizia. http://www.mannieditori.it/libro/la-guerra-del-vino

In quell’occasione braccianti e piccoli proprietari terrieri scesero in piazza per protestare contro il crollo del prezzo dell’uva, causato dall’ingresso dell’Italia nel Mercato Comune Europeo.

Si trattava dei primi effetti della globalizzazione. I contadini organizzarono blocchi stradali improvvisati con botti vuote, barricate di tufi, carri agricoli incrociati; alla fine la tensione sfociò a San Donaci, il 9 settembre. Ci fu un duro scontro con la polizia, che a colpi di mitra ferì diverse persone e ne uccise tre. Fu l’ennesimo eccidio della Celere di Mario Scelba.


Le Scigghiate vogliono ricordare i braccianti in lotta e le vittime di allora, come di oggi. Infatti, la situazione lavorativa e contrattuale di alcune lavoratrici e lavoratori odierni, in campo agricolo, è ai limiti dello schiavismo, anche nella filiera della grande distribuzione alimentare di famosi marchi, che producono il cibo di cui tutti noi ci nutriamo (vd. W. Bukowsky, La danza delle mozzarelle, Alegre, 2015).

Nel 2015, anno dell’Expo di Milano e dello sfoggio ostentato del made in Italy alimentare, in Puglia si è avuto un atroce primato: quattro morti sul lavoro nei campi e nelle serre. La prima a morire è stata Paola Clementi una delle circa 30-40000 donne pugliesi vittime del caporalato contemporaneo. http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/05/25/news/caporalato_femminile-114750446/

I caporali non hanno più piccoli furgoni per otto o dieci persone, ma comprano le licenze per agenzie di viaggio e così si camuffano e aggirano i controlli della polizia. Di notte caricano la manodopera sui pullman granturismo e fanno da intermediari con i proprietari terrieri.  Si occupano del trasporto e del reclutamento delle lavoratrici. Cercano di non avere uomini, perché le donne si assoggettano più facilmente.

E’ il nuovo volto del caporalato ai tempi del mercato globale, una forma di ricatto ancora più atroce che in passato, poiché parzialmente legalizzato, il cosiddetto “lavoro grigio”.

Ma c’è qualcosa che si muove tra queste dinamiche mafiose, a partire dalla rivolta di Nardò nel 2011, come testimonia il bracciante camerunense Yvan Sagnet.


Luciana Manca ha studiato canti di tradizione orale nel coro di Giovanna Marini e sul campo ha condotto alcune ricerche in Puglia, Turchia e Bulgaria. Attualmente si occupa della ricezione dei canti nelle esperienze migratorie, con particolare attenzione ai flussi contemporanei e ai Pugliesi che partivano per la Germania negli anni ’60 e ’70.

Irene Guarrera inizia a studiare musica popolare stimolata dal nonno, mandolinista e poeta dialettale. Suona la chitarra e il flauto dritto tradizionale irlandese (tin whistle). Canta musica di tradizione orale in varie formazioni e cura gli arrangiamenti musicali di questo progetto.

Link su youtube:

https://www.youtube.com/watch?v=1ZBiu4ccN2U

https://www.youtube.com/watch?v=5U0Nl6JlkdM

https://www.youtube.com/watch?v=STBtWkOyllw

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